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Storia

Chiamata anticamente Ninea, fondata dagli enotri anteriormente alle colonie greche, S. Donato di Ninea ha assunto l'attuale nome il 18 febbraio 1864.
Il nome di Ninea ricorre già in un frammento della "Descrizione della Terra" di Ecateo da Mileto, storico e geografo greco vissuto tra il 560 e il 490 a.C.
Il Barrio ha ritenuto di poter identificare nell'attuale S. Donato di Ninea l'antica città di Ninea. Il primo nucleo storico è stato fondato nella parte più bassa del paese.
Successivamente alle invasioni turche e saracene per migliorare la possibilità di difesa gli abitanti si spostarono nel punto più alto a 800 m.s.l.m., dove è nata l'attuale S. Donato di Ninea.
Infeudato per la prima volta a Filippo Bretau, nel 1278 passò a Gerardo d' Arena, che lo mantenne fino al 1310, anno in cui venne assegnato a Filippo Tardo da Pistoia.
Aggregato allo Stato dei Sanseverino di Bisignano, nel 1571 venne smembrato a un ramo cadetto della famiglia che nel 1598 vi incardinava il titolo di marchese e, nel 1602, quello di duca. Passò poi agli Ametrano, che lo mantennero dal 1663 al 1732. Successivamente entrò, per successione femminile, nei domini dei Cavalcanti che governarono il feudo dal 1732 al 1764.
Ancora per successione femminile passò ai Sanbiase che lo mantennero fino al 1780. In quello stesso anno lo acquistò la famiglia Campolongo i cui eredi lo mantennero fino all' eversione della feudalità.
L' ordinamento amministrativo disposto dai francesi per legge 19 gennaio 1807 ne fece un Luogo, ossia Università, nel cosiddetto Governo di Lungro. Nel riordino, disposto per decreto 4 maggio 1811, istitutivo dei Comuni e dei Circondari gli venne assegnata la frazione di Policastrello e venne posto nella giurisdizione di Mottafollone. Per il nuovo assetto, dato dal Borbone per legge datata I maggio 1816, venne trasferito nel circondario di San Sosti. Assunse l' attuale denominazione San Donato di Ninea il 18 febbraio 1864.

 

CENNI STORICI

 

San Donato di Ninea, ubicato su uno sperone roccioso alle pendici del “Cozzo del Pellegrino”, anticamente chiamato Ninea, fondato dagli Enotri, anteriormente alle Colonie greche, ha assunto l’attuale nome il 18 febbraio 1864.

Il nome Ninea ricorre già in un frammento della “Descrizione dello Terra’ di Ecateo da Mileto, storico e geografo greco, vissuto tra il 560 e il 490 a C..

E’ detto ‘”Conca dei metalli” per le innumerevoli presenze di minerali: oro, argento, vetriolo, cinabro, ecc. E’ da supporre che le miniere fossero conosciute da tempo immemorabile, e tuttavia il primo documento, in cui è menzionata la miniera di ferro di San Donato, è un diploma risalente a 1191. Si possono ancora ammirare i resti delle antiche miniere, in località “Bocca della Cava”, dove, esiste il “Casino dell’Oro”, edificio che serviva da deposito e abitazione per i minatori.

Tutto il territorio presenta un elevato interesse naturalistico con specie di animali e vegetali rari ed un’area ricca di foreste e sorgenti.

Chiese e antichi monumenti: anche l’arte trova la sua rappresentazione più alta nelle chiese di San Donato di Ninea dove le opere murali e su tela ne accrescono l’importanza storico-artistica.

Chiesa SS. Assunta (Chiesa della Motta): In posizione egemonica rispetto all'abitato fu costruita alla fine del X inizio Xl secolo. Rappresenta uno del pochissimi esempi di caratterizzazione urbana ravvisabili soltanto in Francia e in Italia meridionale nel sec, X-XlI di stile Romanico, subì l’influsso Normanno-Svevo nella costruzione della Torre Campanaria (sec. XIII). Bellissima è la facciata (sec. XVII-XVIII). All’interno troviamo l’Altare Maggiore in legno (sec. XVII) sul quale poggia un dipinto ad olio su tela opera tardo-rinascimentale di scuola meridionale (inizi sec. XVII). Di enorme valore storico-artistico, il Confessionale in legno del 1630 e le statue processionali dello stesso periodo.

Arcipretura SS. Trinità (Chiesa del Casale): dedicata alla SS. Tri­nità fu costruita nel primo ‘600. All’interno vi si trova la Cappella Ducale con lastra sepolcrale stemmata, un fastoso altare ligneo barocco riccamente intagliato e dorato con quadro ad olio della Madonna del Rosario (sec. XVII), ope­ra di scuola napoletana. Grotte Sant’Angelo (Santuario di S. Michele Arcangelo) sec. VI  VII:

Situato alle pendici di un monte, il Santuario è caratterizzato da due grotte meravigliose sca­vate dall’acqua con l’andar dei secoli. Con l’erosione sono emerse opere naturali come la “Madonna della Neve”, e cunicoli ancora inesplorati.

Chiesa Rupestre di S. Vito: è la seconda chiesa rupestre di S.Donato che unitamente a quella di S. Michele Arcangelo costituiscono un singolare ed interessante patrimonio artistico storico religioso e speleologico. La Chiesa è ubicata nel ventre del costone roccioso intorno al quale è situato il centro storico di S. Donato di Ninea, Cappella San Donato V. M. (località Pantano) sec. XVIII: l’interno si presenta con due navate, una centrale e una laterale. La navata centrale molto più ampia presenta nel­la parte terminale un dipinto raffigurante San Donato, le cui dimensioni corrispondono alla parte frontale del presbiterio (mt. 3.55 x 5.20), di recente fattura (1986) è stato realizzato dall’artista sondonatese Antonio Donato Consoli. Dello stesso autore, all’ingresso del paese (via Giardini), troviamo collocata un’opera scultorea che raffigura Padre Pio datata 1988.

Chiesa SS. Salvatore (frazione Policastrello):

Chiesa antichissima, restaurata da Tommaso Vescovo di S. Marco neI 1346. Ha una facciata dotata di un portale ogivale in pietra, e contiene preziose sculture in legno. All’interno: Pala d’altare della Cappella del Rosario, fastigio con decorazioni laterali e cimasa, con nicchia conte­nente la statua ligneo dal vero della Madonna con Bambino, opera di bottega provinciale del sec. XVIII. Pergamo ligneo intagliato in noce del 600 700. Confessionale ligneo intagliato del sec. XVII. Stipo della Sacrestia, imponente ml. 5 x 3. con scomparti e pannelli decorati, sul tipo monastico, con cimasa datata 1706.

Oratorio Santa Domenica (frazione Policastrello):

Restaurato da pochi anni, l’oratorio conserva incredibilmente cinque affreschi (S. Antonio Abate, S. Bernardo, e tre Madonne) del 1565-1568 di circa un metro quadrato ciascuno. Gli abitanti si chiamano Sandonatesi.

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